martedì 21 aprile 2009

U TA VV-BdG parte II, il resoconto

siamo partiti in 9 da Vittorio Veneto, di cui 6 intenzionati a percorrere l'intero tragitto previsto su per il Pizzoc, poi giù per il Gaviol, quindi attraverso Sella Fadalto e di nuovo su al Visentin, quindi su e giù lungo le creste del col de Moi, di Canidi, monte Crep, Cimone, Barbaria, Cesen e giù a Segusino per poi risalire il Massiccio del Grappa attraverso la dorsale Monfenera, Cima Tomba e Mandria, mulattiera del Boccaor quindi cima Grappa e infine giù a Pove e Bassano.
non nascondo che l'obiettivo era quello di bere l'aperitivo da Nardini! ;-)

nomi dei partecipanti:
Mario Marin (organizzatore e capogita)
Gabriele Bortolotto (il mitico Mudanda)
Fabio Granzotto (un giovane di 24 anni, molto ben promettente)
Matteo Grassi, cioè io
Moreno Piccin
Roberto Scandiuzzo

ad accompagnarci fino a sella Fadalto:
Alberto
e fino al pian de le Femene: Sonia e Antonio (per inciso Sonia compiva
giusto quel dì 40 anni).

lungo il percorso siamo stati accuditi da 2 angeli custodi:
Mariano e Ugo, che trasportavano dentro una grossa auto i nostri ricambi e le nostre scorte di viveri.

com'è andata:
ore 8.45 si parte, pochi minuti per risalire il corso e attraversare la piazza che iniziamo subito a salire per la scalinata e i tornanti di Santa Augusta, da lì poi con qualche tratto ripido, ma anche altrettanti di riposo, fino alla base del Pizzoc, quindi all'Agnellezza e con l'ultima non proprio indolore fatica fino alla sella del Pizzoc, con un vento gelido che in un baleno ci ha ghiacciato addosso le maglie sudate.
fatti i primi +1400.
indossate le giacche a vento e le ghette (chi ce le aveva) ci siamo immersi nel bianco della neve, sprofondando quanto basta per andare piano, ma non tanto da rendere la fatica impossibile. bello il tratto di bosco fino a sbucare su una parete strapiombante sulla valle. di sotto i manufatti giganteschi dell'autostrada, dall'altra parte la parete del Visentin che ci attende.
siamo al Gaviol. discesa ripida e delicata lungo un canalino roccioso, con tanto di passaggio, per fortuna!, attrezzato di corde fisse e passerella in acciaio. poi una discesa fra ghiaie, o crode, rotolanti e massi e radici. insomma una discesa che se non affrontata con la dovuta cautela oltre che le gambe rischia di spaccarti un po' tutto.
sella Fadalto ore 13 circa. ritroviamo per la prima volta l'auto con i nostri angeli. c'è chi si cambia la maglia, chi i calzini o le scarpe, ma soprattutto ci si reidrata con bevande isotoniche e si spizzica qualcosa: un po' di crostata, merendine, barrette, gel. tutto nella norma.
attraversiamo la valle e prendiamo a salire prima per stradina poi per sentiero mozzafiato i circa +1300 metri di dislivello che ci separano dalla sommità del colle.
inizia la neve ma è compatta e si sale bene, c'è un vento gelido e sul Pizzoc è tutto nero, tuona, lo stesso in val Belluna, sopra di noi no, per fortuna è sereno, o quasi, solo ogni tanto qualche goccia portata dal vento. si arriva in cresta sempre con una vista ampia che va dal bellunese a Vittorio Veneto. si vede benissimo la valle, l'autostrada, ovvio, e i piccoli paesi, Serravalle..., ma anche Fregona ai piedi del Cansiglio.
arrivati su c'è ancora un bel pezzo da attraversare per arrivare al Visentin e all'omonimo rifugio. ma quando arriviamo... ci sono già Ugo e Mariano che ci aspettano sbracciandosi, poi entriamo nell'ATRIO, altro che atrio, tutto nero, non si vede nulla, camminiamo a tentoni per non sbattere o inciampare, poi tre lumini (normalissime lampade a basso consumo), ma tant'è, venendo dal bagliore di fuori ci vuole un bel po' per abituarsi.
il gestore è cordiale anche se ci attendeva, chissà perché? per l'una, saranno invece almeno le 15.30.
ci ha preparato una pignatta di minestrone, bello carico, con tanto di musetto. ma come non bastasse lo si addiziona di pane e tanto ma tanto formaggio. c'è anche chi opta per panini (soppressa e formaggio, ovvio!) e comunque tutti ci si ristora con una modica quantità di birra. da non crederci, almeno per me, nuovo di queste esperienze. ingurgitare quella roba (ben di dio si intende, ma con che digeribilità?).
si riparte, non tanto di slancio, ma si riparte, in discesa, dove già alle prime curve ci si ferma a fare un po' di pipì, sulla neve: O_O
ma che roba è quella? siamo malati??
giallo zafferano. ah, gli integratori!
al pian de le Femene salutiamo Sonia e Toni che ci hanno fin qui accompagnati. non ricordo bene se erano le 17 o anche più tardi.
ci rifocilliamo ancora (non abbiamo gran fame, ma sappiamo che abbiamo ancora un tratto facile davanti e allora va bene così per reintegrare e fare scorta. la discesa al passo San Boldo è bella, già nota a chi ha partecipato al gran Raid delle Prealpi lo scorso anno, con la differenza però che qui, ora, non c'è un filo di nebbia, anzi l'aria è pulitissima e giù sotto risaltano i colli che da Vittorio Veneto costeggiano la nostra montagna fino a Valdobbiadene, la zona del prosecco, ma anche i vari paeselli e i laghi di Revine.
a passo San Boldo il cielo si fa scuro, inizia ad imbrunire. Ugo e Mariano si stanno giustamente rifocillando, manca poco alle 8, in trattoria. ma mangiano in fretta per venire a prepararci ancora panini e a farci compagnia. che angeli!
siamo quasi pronti con addosso indumenti leggeri e quelli pesanti, per la notte, nello zaino. ma in pochi istanti vien subito freddo e allora ci sia aggiunge uno strato, ma non si fa in tempo a finire che ora è buio e serve subito la lampada. insomma, altri 10 minuti per mettersi addosso ed equipaggiarsi al completo per la traversata notturna.
e si va in salita. per comoda stradina, poi per sentiero nel bosco. si sbuca in alto in un sentiero un po’ esposto, ma emozionante, con tutte quelle lucine là sotto. poi facciamo un tratto sul versante nord, Vallon Scuro, e risbuchiamo sul crinale alla forcella Foran, da qui in poi per ripida cresta in vetta al col de Moi. sono le 22, c'è vento, sotto le luci della civiltà, in alto quelle eterne del firmamento. la croce a traliccio metallico illuminata dalle frontali, Gabriele che firma per tutti il libro di vetta. poi spegniamo le lampade e ammiriamo le stelle.
si riparte per Praderadego, in discesa e poi di nuovo in salita, bella dura, verso Canidi e da lì un tratto monotono e infinito fino alla forcella della Fede, monte Crep. Ci siamo un po' sgranati, già sulla salita e poi su questo lungo saliscendi. ci fermiamo alla malga, chiusa, per aspettarci. Arriva Roby, mesto, e dice che ha intenzione di fermarsi, di mollare. i seguenti chilometri li spendiamo per fargli cambiare idea, ma è vero non ne ha più.
entrati in rifugio all'una di notte si muove al rallentatore ed è pallido. si mette vicino al fuoco tutto bardato per riscaldarsi. anche noi abbiamo patito il freddo della notte. il gestore rimasto sveglio ad aspettarci scambia due parole e ci porta un tè caldo, poi dello strudel con panna e perché no una birretta.
intanto Ugo e Mariano, che dormivano in camera, si sono alzati per venirci a salutare, sempre più angeli.
un abbraccio a Roby, noi si riparte e di buona lena, su per il Cimone e il monte Grava. da qui avremmo dovuto proseguire dritti verso malga Mariech, ma la neve ghiacciata e i pendii ripidi ci fanno spostare in cresta e da qui, come continua a ripetersi Mario, "un susseguirsi a catena di valutazioni approssimative", ci hanno fatto imboccare prima una stradina in leggera discesa, poi scendere un ripido bosco, poi infilarsi senza un vero motivo in un infido canalino impestato di rami di rocce e di cumuli di neve profondando fino alla cintola, fino a che non ci siamo trovati di fronte la strada sbarrata da una parete rocciosa. la risalita è stata faticosa, non tanto per il dislivello, non tanto per la neve, ma perché ormai era evidente che l'obiettivo era sfumato. e dopo un lungo peregrinare lungo nuove strade e tracce, a volte con un rinnovato briciolo di speranza, ci ritroviamo, ormai alle luci del mattino, a ripercorrere i nostri passi della notte fonda e a ritrovarci davanti, come in un film di Tarkowskij, il rifugio di Posa Puner.
non ci rimane che fare colazione e chiamare i nostri angeli, già in strada per venirci a trovare sul Toomba, per farci condurre giù con l'auto.
mesti mesti ci infiliamo stretti nell'auto che ci conduce a Segusino, a casa di Vanio che ci attendeva già all'alba con caffé, dolcetti e qualche boccia di vino.
al che estraiamo tutti i viveri che non abbiamo consumato e facciamo banchetto.
nonostante tutto siamo sereni, un po' d'amaro in bocca è rimasto, ma l'esperienza è stata talmente bella ed emozionante che ci fa dire subito: quand'è che ci ritroviamo per completarla?

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